Afd non è nazismo va analizzata serenamente
Riproporre per l’ennesima volta il cinico gioco della reductio ad hitlerum prendendo di mira un partito conservatore, filo israeliano come lo sono tutti i partiti tedeschi dalla fine della guerra e pacifista, il quale è guidato da una signora lesbica dichiarata e addirittura coniugata con una immigrata cingalese, come è stato fatto, in modo sgangherato da tutti i media europei e da quasi tutte le forze politiche, talvolta anche di Destra, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso della credibilità.
Quest’ultima campagna ha smascherato almeno davanti a una certa parte dell’opinione pubblica, un metodo ricattatorio di fare politica. Una consuetudine che subentra quando qualcuno è totalmente privo di argomenti ma che vuole fare presa unicamente sulla paura e sull’odio, sentimenti che vengono disseminati a piene mani con compiacimento ogni volta che si presenti una formazione politica sgradita
Lo hanno fatto con la signora Le Pen, con Kurt Waldheim anni fa, con la stessa Meloni, con Putin, con Trump, con Musk, con Bannon e in infinite altre occasioni anche con statisti del mondo islamico. Nel caso del partito tedesco AFD, la motivazione è molto semplice e se ne comprende facilmente la motivazione.
Il partito tedesco, sotto accusa, si è infatti imposto prevalentemente in quei lander che appartenevano alla ex Repubblica Democratica Tedesca
Una certa parte rilevante dell’opinione pubblica, di Paesi dell’Europa orientale come anche accaduto in Ungheria, in Slovacchia, in Romania, in Georgia, ed anche in Serbia, è contraria al ritorno di una guerra fredda con minacce aperte di guerra, sanzioni, crisi economiche generalizzate di questi popoli sono le prime vittime.
Solo per questo fatto tendono, per una politica di distensione, molto simile anche alla tradizione della socialdemocrazia tedesca ed anche svedese al tempo dei governi di Olaf Palme
Basterebbe fare i nomi di Willy Brandt, Gerhard Schröder, Helmut Schmidt, che iniziarono una politica di distensione verso est, la cosiddetta ostpolitik, quando addirittura era ancora in piedi l’unione Sovietica. Era la medesima politica che in Italia fecero molti politici della prima repubblica sia della Democrazia Cristiana, sia del Partito Socialista di Bettino Craxi.
Se risaliamo nel tempo troviamo inoltre il presidente dell’ENI Enrico Mattei, il quale, col suo attivismo, aveva già fissato un incontro con esponenti della l’Unione Sovietica per ulteriori contratti, prima che avvenisse l’omicidio.
Ora ridurre tutto ciò a nostalgie naziste, addirittura qualcuno è arrivato a parlare di antisemitismo risorgente a proposito di AFD, è palesemente demenziale
Ma la paura è un sentimento irrazionale che non passa attraverso la ragione perché mette in moto altri centri nervosi. Sembra quasi che venga applicato ciò che il Dottor Ivan Pavlov, nel lontano 1904, ha dimostrato ampiamente.
Dagli studi dello scienziato russo è risultato possibile indurre stati emotivi e mentali anche nell’essere umano attraverso determinati stimoli che possono agire non solo sull’individuo ma che in teoria può essere esteso anche ad un programma di programmazione collettiva sulle masse, come hanno confermato anche gli ulteriori studi della psicologia della Gestalt sulle associazioni di idee.
Nulla esclude che una certa élite dell’odierna società di massa basata sulla comunicazione dei media, che si sono moltiplicati, possa essere tentata a diffondere paure collettive
Questo sembra confermato dai messaggi diffusi anche in modo planetario su vari avvenimenti catastrofici. Possiamo ricordare le notizie diffuse sulle prossime ondate di nuove pandemie che si dovrebbero presentare a breve distanza l’una dall’altra.
Oppure, il panico profuso sul prossimo scioglimento dei ghiacci che causerà la sommersione permanente di ogni città costiera, o anche la paura della desertificazione o quella di bibliche migrazioni inarrestabili per arrivare a paventare la fine dell’umanità a causa di un lontano meteorite.
La vecchia e saggia politica di non spargere il panico tra la popolazione che sappiamo essere di natura emotiva, si è trasformata nel suo contrario
Sembra ci sia una lucida volontà di lanciare continui allarmi sociali. Questo sembra sia funzionale a gettare l’umanità nello sconforto a causa della paura se non del panico. Inoltre viene puntualmente cercato un nemico che faccia da parafulmine ai malumori eventuali delle folle, un male assoluto, uno Stato canaglia, forze che si dice vorrebbero privare le masse del proprio stile di vita privandoci della libertà.
Viene creato il panico su tutto, tranne che sul pericolo vero, quello della guerra totale. Infatti le masse vanno dietro ai fomentatori di guerra perché sono state terrorizzate, in Germania, a causa di un inesistente pericolo del nazismo risorgente
Questo per frenare l’unica formazione politica che parla di distensione e proseguire una politica di divisione e tensione internazionale.
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