Cattolici toscani: non è più tempo di prudenza
Bivio tra irrilevanza e ritrovata centralità
Alle prossime elezioni regionali i cattolici toscani sapranno quale sarà il loro futuro nella “città politica”.
Non sarà possibile arrivare a un equidistante pareggio. Si troveranno dinanzi ad un secco bivio: da una parte un’ninfluente e progressiva marginalità, dall’altra una ritrovata centralità e reale incisività
E non prendiamo neppure in considerazione l’opzione che io chiamo del “lievito pre -politico”, validissima e nobile nell’ambito culturale e filosofico, ma che in questo momento storico sa troppo di imbarazzata indecisione e tattico temporeggiamento.
Campanili ed urne
A noi interessa il “qui ed ora” della Toscana, che implica delle scelte nette ed inequivocabili nella piazza della politica.
La scellerata scelta dei nostri governanti regionali (di sinistra-centro) di varare la legge sul “fine vita” rende doverosa e necessaria non solo una reazione di principio, che, per inciso, non a tutti i livelli è stata congrua, ma di natura civile, politica e, di riflesso, elettorale.
Ci sono momenti cruciali nella storia di una comunità e di un popolo, piccolo o grande, in cui occorre compiere una scelta radicale a testa alta. Dunque caldi o freddi poiché la tepidezza è la non scelta più colpevole
Se i cattolici si lasciassero scivolare addosso questo momento, che segna lo spartiacque tra civiltà e barbarie in tema di difesa della vita, si collocherebbero ai margini del decisivo compiersi della storia della Toscana.
Il consenso dei cattolici: persone, valori e programmi di governo
Non è più il momento di essere guardinghi o prudenti, poiché questo vulnus inferto alla concezione umanistica toscana, prima ancora che cristiana, postula gesti forti.
Allo stesso modo non è più il tempo di accettare arruolamenti in partiti o schieramenti politici che abbiano fatto scelte profondamente contrarie rispetto alle pietre miliari della nostra ispirazione (vedi difesa della vita dal concepimento alla morte naturale) o che considerino questa “cultura” come accessoria e non baricentrica.
Il consenso dei cattolici toscani, specialmente della sempre più diffusa platea scettica e sfiduciata tentata dal non voto, si conquista o riconquista solo sul campo, attraverso valori non solo declamati, ma capaci di orientare tutto il programma di un’alleanza prima elettorale, poi di governo.
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