LA LEZIONE DI REAGAN, IGNORATA DA TRUMP

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LA LEZIONE DI REAGAN, IGNORATA DA TRUMP

Ronald Reagan, uno dei più grandi Presidenti della storia recente degli USA, Repubblicano come l’attuale inquilino della Casa Bianca, fu protagonista della stagione del Reaganomics, cioè il rilancio dell’economia a stelle e strisce, basato su politiche liberiste tra tagli fiscali, riduzione della spesa pubblica e deregolamentazione, applicati anche al commercio internazionale, con riduzione e cancellazione delle tariffe sugli scambi commerciali.

In queste ore, successive alla dichiarazione di guerra globale commerciale emanata da Donald Trump, imponendo dazi a tutti i partner degli USA e giustificandoli come reciproci, tramite dati fallaci basati invece sul surplus commerciale della bilancia import/export, non possono non tornare alla mente le parole pronunciate dallo stesso Reagan, che già negli anni ’80 sottolineavano come i dazi siano un male per l’economia di una nazione

“Quando qualcuno dice ‘Imponiamo tariffe sulle importazioni straniere’, sembra che stiano facendo la cosa patriottica, proteggendo i prodotti e i posti di lavoro americani. E a volte, per un breve periodo, funziona, ma solo per poco tempo.

Ciò che alla fine accade è che le industrie nazionali iniziano a fare affidamento sulla protezione del governo sotto forma di tariffe elevate.

Smettono di competere e smettono di apportare i cambiamenti gestionali e tecnologici innovativi di cui hanno bisogno per avere successo nel mercato mondiale

E poi, mentre tutto questo sta succedendo, accade qualcosa di ancora peggiore. Le tariffe elevate portano inevitabilmente a ritorsioni da parte dei paesi stranieri e all’innesco di feroci guerre commerciali. Il risultato è sempre più tariffe, barriere commerciali sempre più alte e sempre meno concorrenza.
Così presto, a causa dei prezzi resi artificialmente alti dalle tariffe che sovvenzionano l’inefficienza e la cattiva gestione, le persone smettono di comprare. Poi succede il peggio. I mercati si restringono e collassano. Le aziende e le industrie chiudono.

Le città e milioni di persone perdono il lavoro

Il ricordo di tutto ciò che accadde negli anni ’30 mi ha reso determinato, quando sono arrivato a Washington, a risparmiare al popolo americano la legislazione protezionistica che distrugge la prosperità”.

Insomma, diminuzione di investimenti e competitività, aumento dell’intervento pubblico, aumento dell’inflazione, rischio crollo dell’economia

Una lezione, quella di Reagan, che Trump sta ignorando mettendo a rischio il proprio Paese, per inseguire gli istinti più populisti del proprio elettorato, ma che gli si potrebbe ritorcere contro, appena gli effetti negativi del protezionismo radicale si affacceranno sui dati dell’economia interna, spingendo l’elettorato che ragiona di istinto a rivolgersi altrove.

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