Riguardo alla questione del riarmo, sostenere che in Italia ci si debba occupare d’altro è un esercizio di stucchevole ipocrisia “benaltrista”.
Bisogna adeguare la spesa per la Difesa ai parametri del 2% del PIL, come stabilito in ambito NATO da oltre un decennio
Un impegno solenne, confermato da tutti i Governi che si sono succeduti a Palazzo Chigi in questi anni, e mai onorato.
Ho letto che l’Italia, per il 2025, prevede di spendere per il comparto della Difesa 31 miliardi 298 milioni di euro, che sono pari all’1,43% del PIL 2024, molto sotto la media dell’Alleanza.
Posizione insostenibile, soprattutto se poi, sul fronte politico-diplomatico, si pretende di avere voce in capitolo
Quindi, considerando che il PIL del 2024 si è attestato, più o meno, a 2.190 miliardi di euro, l’aumento di spesa pari a quel mezzo punto di PIL, necessario per traguardare la soglia del 2%, ammonterebbe a circa 10 miliardi di euro.
Che nelle previsioni di spesa del bilancio pubblico non ci sono.
Che volemo fa’?
Comunque, rispettare l’impegno del 2%, che è un esigenza indispensabile, non basterà.
I nuovi scenari, determinati dall’evoluzione disastrosa della guerra russo-ucraina e il ritorno di Donald Trump sulla scena globale, hanno scoperchiato un vaso pieno di merda delle mai sopite vocazioni egemoni dei gallinacci francesi del pollaio Europa.
A un primo tentativo, respinto, del “Napoleone” francese, Emmanuel Macron, di intestarsi la guida geostrategica dell’Unione col pretesto di essere la Francia l’unico tra i Paesi comunitari a possedere l’arma nucleare, è seguito quello del Regno Unito che ha deciso di avere un dialogo sul fronte strategico con l’Unione Europea, e anche qualcosa in più di un dialogo
Ma dobbiamo fare i conti con due grosse novità, nessuna delle quali particolarmente confortante:
1) La decisione tedesca di avviare un proprio piano di riarmo di circa 100 miliardi di euro.
2) La Cina, rimasta per giorni silente a osservare l’evolversi del confronto tra Washington e Mosca, si è detta interessata a schierare proprie truppe in un operazione di peacekeeping sul confine russo-ucraino, sotto le bandiere dell’ONU.
La seconda ipotesi fa chiuderr il cerchio sulla follia suicida che è stata per l’Europa la prova di forza con la Russia per interposto esercito ucraino
Alla fine della fiera, ci ritroviamo con un mare di denari spesi per sostenere un paese che non e’ ne’ Unione Europea, ne’ NATO.
Con gli Stati Uniti che escludono dal club dei grandi attori globali i Paesi dell’Unione Europea.
Con la Cina che, dopo aver conquistato i mercati europei, si prepara ad avere un ruolo strategico in Europa.
Con la Russia, che torna a essere un interlocutore di prima grandezza per le altre potenze globali
Complimenti, complimenti veramente ai nostri lungimiranti leaders.
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